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Informazioni COVID-19

Il coronavirus pone noi tutti di fronte a sfide assolutamente nuove. Engagement Migros accompagnerà quindi i progetti pionieristici in corso in modo individuale ed è disponibile a trovare soluzioni ad hoc. Per sostenere nuovi progetti pionieristici negli ambiti tematici promossi da Engagement Migros in modo rapido e senza complicazioni burocratiche, abbiamo modificato il nostro scouting di progetti. Per aiuti di emergenza e misure di sopravvivenza rinviamo agli Infopoint federali, a quelli della Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia e dell’associazione ombrello SwissFoundations.
Circular Hub

Verso il futuro con modelli di business circolari

Il progetto pionieristico Circular Hub schiude nuove possibilità per l’economia. Foto: Simon Tanner
Il progetto pionieristico Circular Hub schiude nuove possibilità per l’economia. Foto: Simon Tanner

La start-up Circular Hub mostra il potenziale che si cela nell'economia svizzera per modelli di business circolari. I corsi offerti trasmettono il know-how necessario e illustrano come affrontare questo tema sulla base di esempi concreti. E questo è solo l’inizio. 

Il ragionamento è talmente elementare che lo capirebbe anche un bambino: in un mondo dalle risorse limitate, non è concepibile una crescita illimitata. Da molto tempo, anno dopo anno, in tutto il mondo consumiamo decisamente molte più risorse di quelle che gli ecosistemi terrestri possono rigenerare. Anche la popolazione svizzera contribuisce a questo consumo smodato. Lo scorso anno, ad esempio, a maggio aveva già consumato tutte le risorse di cui avrebbe dovuto disporre per l'intero 2019. Ma non si può andare avanti così. Come si può agire per far sì che, a parità di benessere, i sistemi non vengano sfruttati in modo così intensivo? A mostrarcelo è il progetto pionieristico Circular Hub. Da un lato, esso mette a disposizione informazioni dettagliate sull’economia circolare tramite un sito web e una newsletter. Dall’altro, propone una serie di corsi sull’economia circolare – dal corso base per principianti fino alle master class che offrono conoscenze specialistiche e istruzioni pratiche per l’applicazione in diversi settori. Quest’anno, inoltre, è stato avviato un percorso di accompagnamento all’implementazione nelle aziende.

Marloes Fischer è seduta nella sala pausa dello spazio di co-working «Citizen Space» di Zurigo. La donna, originaria dell’Olanda, ci spiega davanti a una tazza di caffè quale contributo vuole dare insieme alla sua azienda per far sì che l’economia consumi meno risorse.

Marloes Fischer, fondatrice del progetto, lavora a una visione che prevede circuiti produttivi senza rifiuti. Foto: Simon Tanner

Da tempo l’economia lineare funziona secondo questo schema: un’azienda acquista risorse e le impiega per produrre qualcosa da vendere. Dopodiché il prodotto viene utilizzato e infine buttato via. «Nell’economia circolare i prodotti continuano a essere utilizzati», afferma la Fischer. Secondo la sua visione, sin dall’inizio occorre considerare la durabilità e la riparabilità dei prodotti, oltre che il valore aggiunto economico, ecologico e sociale. 

«Per noi è importante che nel processo produttivo vada perduto il minor valore possibile.»

Marloes Fischer

Cosa questo possa significare in concreto, Marloes Fischer lo spiega portandoci l’esempio di un produttore mondiale di pneumatici per camion: «Il classico modello di business di un produttore di pneumatici funziona così: l’azienda produce pneumatici e li vende – quello che succede agli pneumatici dopo la vendita non le interessa. Qualche anno fa, il produttore ha iniziato a noleggiare i propri pneumatici. Una volta consumati, gli pneumatici tornano in azienda, vengono rigenerati e quindi riutilizzati dal cliente al posto di pneumatici nuovi. Per l’azienda si tratta di un sistema conveniente, perché le permette di risparmiare soprattutto sull’approvvigionamento di nuove materie prime. Dal canto suo, il cliente non deve più occuparsi dell’acquisto degli pneumatici. Al posto del modello lineare «take-make-waste», si applica quindi una nuova concezione circolare dell’economia. Si tratta di una filosofia su cui ora anche Engagement Migros si sta concentrando. «L’esempio degli pneumatici mostra come stia cambiando la mentalità», sostiene Corinne Grässle, responsabile di progetto del fondo di sostegno. Secondo la Grässle è importante considerare sempre l’intero sistema come un’unità. In concreto, secondo la responsabile, questo significa utilizzare materie prime nuove – o ancor meglio riciclate – per realizzare un prodotto; dopodiché il prodotto deve essere usato, riparato, ricondizionato il più a lungo possibile per poi infine essere nuovamente riciclato. «Idealmente non dovrebbe essere generato più alcun rifiuto», afferma la Grässle. 

Oltre ad affrontare questioni legate alla sostenibilità, nei propri workshop il team pone l’accento sulla componente economica. Foto: Simon Tanner

Al giorno d’oggi, tuttavia, quasi non esistono prodotti perfettamente circolari. Quel che colpisce nell’approccio dell’economia circolare, comunque, è che prevede una serie di strategie che possono avvicinare un prodotto alla circolarità. Un esempio è costituito dai modelli di noleggio nei quali un prodotto viene utilizzato per un lungo periodo da diverse persone. Già con le riparazioni, inoltre, la sua vita utile può essere allungata considerevolmente.

Circular Hub illustra alle imprese svizzere le opportunità dell’economia circolare e si propone di fornire loro spunti per lo sviluppo di nuovi modelli di business. «Per noi è fondamentale mostrare alle aziende che questo sistema non è soltanto sostenibile, ma anche redditizio», spiega la Fischer. Laureata in scienze della comunicazione e iamatologia, Marloes Fischer è stata per molti anni dirigente e consulente nel settore «lean operations» aiutando le imprese a snellire i loro processi produttivi e a migliorare la soddisfazione dei clienti. «Era un lavoro stimolante, ma a un certo punto mi sono chiesta cosa potessi fare per avere un maggiore impatto positivo sul mondo», afferma. Per lei la circolarità rappresenta la logica fase successiva per preparare le aziende ad affrontare il futuro con profitto – oltre che un’eccezionale possibilità di affermazione per l’economia svizzera. Per questo, nel suo messaggio, Circular Hub mette al centro soprattutto i vantaggi finanziari. «Le imprenditrici e gli imprenditori che non percepiscono stimoli di questo tipo non scommettono su questo modello», sostiene convintamente la Fischer. 

Esempi di economia circolare

Letti a noleggio per il settore alberghiero: «Smart lease» consente agli albergatori di pagare letti e materassi di altissima qualità in base all’uso effettivo. A stabilire il prezzo è il numero mensile di notti di utilizzo.

Noleggiare anziché acquistare: la clientela della start-up zurighese «Kleihd» può scegliere un capo d’abbigliamento e noleggiarlo per due settimane. Il range di prezzi varia dai 10 ai 60 franchi. Pagando una quota associativa annua di 100 franchi, è possibile ottenere uno sconto su ogni capo e usufruire del noleggio per quattro settimane. 

Ricavare materiale edile dai rifiuti di costruzione: con l’azienda «They Feed Off Buildings», due designer berlinesi hanno sviluppato un sistema in cui gli scarti edilizi minerali possono essere impiegati per produrre marmette di graniglia per superfici interne ed esterne di edifici. Le marmette, denominate Urban Terrazzo, vengono realizzate utilizzando materiali da costruzione presenti in loco e posate direttamente in cantiere. Rispetto ad altri materiali edili di origine circolare, in questo caso le catene logistiche sono pressoché assenti. 

Ora Circular Hub si avvale di altri tre collaboratori. Foto: Simon Tanner

Svolgendo alcune ricerche, Marloes Fischer si è resa conto che nel nostro paese il modello dell’economia circolare viene adottato in rarissimi casi. «Questo mi ha sorpreso, perché la Svizzera è conosciuta per la sua innovatività.» Da ormai più di un anno, l’obiettivo principale di Circular Hub è far conoscere l’economia circolare. «Valutiamo insieme se e in che modo l’azienda adotta soluzioni di economia circolare, quale potrebbe essere il passo successivo da compiere e con quali risorse», aggiunge la Fischer. A suo parere, in fin dei conti non si tratta semplicemente di sviluppare prodotti, ma di passare a un modello di business circolare. Sempre secondo la Fischer, per farlo sono sufficienti le classiche procedure di gestione dei processi e dei progetti, che permetterebbero però di perseguire obiettivi straordinari. Attraverso master class tematiche, le nozioni teoriche vengono approfondite e applicate concretamente. «Collaboriamo con una rete di esperti e dirigenti che mettono a disposizione delle aziende un’expertise creativa, economica, tecnica e sociopolitica», precisa la Fischer. L’accompagnamento nell’implementazione serve a fornire spunti e stimolare ad adottare misure concrete che tendano al modello dell’economia circolare. 

La Fischer è perfettamente consapevole che nelle aziende i cambiamenti in direzione dell’economia circolare non potranno avvenire dall’oggi al domani. «Le imprese devono fidarsi del sistema. E per costruire fiducia servono tempo e un lavoro di sensibilizzazione.» Per questo Marloes Fischer e i suoi dipendenti hanno partecipato a numerosi eventi in cui hanno avuto modo di spiegare la loro idea alle aziende. Secondo la fondatrice della start-up, in questo modo si sono instaurati importanti contatti. E aggiunge: «Riceviamo molte richieste di interventi a conferenze, presso scuole universitarie e associazioni».

Il team è convinto che in futuro potrebbero essere proprio le PMI a trarre i maggiori vantaggi da questo modello. Foto: Simon Tanner

Ma anche Marloes Fischer e i suoi collaboratori hanno dovuto dare prova di pazienza. «All’inizio non si riesce minimamente a immaginare quante incombenze gravino su chi crea un’azienda. Se uno lo sapesse, lascerebbe perdere subito», commenta, aggiungendo che anche soltanto per diffondere l’idea di business attraverso i social occorre investire tantissimo tempo. E sottolinea che non è assolutamente semplice trasmettere e divulgare le nozioni di economia circolare. «Cerchiamo di sensibilizzare un mercato già esistente su un tema che è largamente sconosciuto in quanto a potenziale e modalità d’approccio.»

Nel frattempo Circular Hub ha inserito nel suo team tre collaboratori e una freelancer. Nando Schmidlin è stato presente fin dall’inizio nel ruolo di project manager. Laureato in business design, è specializzato in «innovation for sustainability». «La Svizzera è un terreno molto fertile per l’economia circolare», afferma, sottolineando che sono proprio le tipiche PMI svizzere a poter trarre giovamento da questo modello. «Nella maggior parte dei casi, infatti, nel loro processo produttivo sono già efficienti e attente ai costi. Ma tramite l’economia circolare potrebbero sicuramente fare ancora meglio.» 

Marloes Fischer è curiosa di vedere quale sia effettivamente il potenziale nel contesto elvetico. E probabilmente lo scoprirà presto: dopo il primo anno dedicato prevalentemente ai corsi, infatti, nel 2020 si passerà all’implementazione dell’economia circolare nelle aziende. Così il progetto potrebbe fare un grande passo in avanti verso il suo obiettivo: la creazione di una «Swiss Circular Valley».